Litfiba – Quarant’anni di 17 Re – Tour 2026

Castello Scaligero – Villafranca Veronese

Alcuni dischi raccontano un’epoca meglio di altri e 17 Re è tra questi. Il concerto dei Litfiba del 9 luglio al Castello Scaligero di Villafranca Veronese non ha rappresentato soltanto una delle tappe del tour celebrativo di un album fondamentale, ma anche l’occasione per ritrovare suoni e immaginario di uno dei momenti più creativi che il rock italiano abbia attraversato.

Negli anni Ottanta, mentre una parte del rock nazionale guardava ancora alla tradizione anglosassone, i Litfiba non cercavano di imitare nessuno. Stavano costruendo un linguaggio personale, in cui convivevano new wave e post-punk, e 17 Re rappresenta probabilmente il punto più alto di quella ricerca.

“Quarant’anni di 17 Re – Tour 2026” è l’occasione per rivedere i Litfiba in formazione originale, riproporre live ed integralmente il loro secondo storico album. E sin dalle prime note è chiaro che la band non ha alcuna intenzione di imbalsamare quelle canzoni, che vengono invece affrontate sul palco con il desiderio di restituire l’energia di un repertorio che continua ad avere qualcosa da dire.

Ed è proprio l’energia il primo elemento a colpire. Non quella esibita per dimostrare di essere ancora in forma, ma quella che nasce dall’intesa tra musicisti che conoscono profondamente il significato di ciò che stanno suonando, dove ogni brano conserva la propria identità.

Le trame e i riff di chitarra di Ghigo Renzulli si mescolano alle stupende linee di basso di Gianni Maroccolo, che non accompagnano semplicemente le canzoni: le fanno respirare, le spingono in avanti, costruiscono tensione. Sono aspetti che, dal vivo, emergono con una chiarezza ancora maggiore rispetto ai dischi.

Piero Pelù, dal canto suo, resta quello di sempre: un frontman dotato di grande carisma, refrattario all’idea di neutralità. Tra un brano e l’altro, il palco torna a essere uno spazio da cui lanciare invettive contro il potere, le lobby economiche e una politica che ha smarrito la capacità di essere rappresentativa, arrivando anzi a pretendere di condizionare la società contemporanea. Si può essere d’accordo oppure no, ma chi conosce davvero i Litfiba sa che separare quelle canzoni dalla loro dimensione politica significherebbe svuotarle di una parte essenziale del loro significato. In fondo, 17 Re è il capitolo centrale della cosiddetta “Trilogia del Potere” e Pelù continua semplicemente a interpretare quel ruolo, senza preoccuparsi troppo di risultare accomodante.

L’ultima parte del concerto lascia spazio anche a brani contenuti nel primo e nel terzo disco dei Litfiba ed è proprio in questo momento che, a mio parere, la componente emotiva prende il sopravvento. Eroi nel vento non viene semplicemente eseguita: viene vissuta. La voce di Pelù lascia spazio alla chitarra di Ghigo Renzulli e al basso di Maroccolo, mentre il pubblico accompagna ogni parola con la naturalezza di chi sta condividendo qualcosa che appartiene ormai alla propria storia personale. È uno di quei momenti in cui il concerto smette di essere una successione di brani e diventa un’esperienza collettiva.

Tex, al contrario, riporta immediatamente tutto alla dimensione più fisica e istintiva dei Litfiba. La band mantiene intatta la propria forza abrasiva e la sezione ritmica spinge il pezzo con un’energia quasi tribale. È ascoltando brani come questo che si comprende quanto quella band fosse il risultato di un equilibrio irripetibile tra personalità musicali diverse.

La cornice del Castello Scaligero sembra partecipare naturalmente alla serata. Le mura medievali non rubano mai la scena, ma amplificano l’atmosfera, a tratti ipnotica, del concerto, facendo da sfondo a una musica che non ha bisogno di grandi effetti per conservare tutta la propria forza.

Rivivere, attraverso le canzoni di uno degli album più iconici del rock italiano, le atmosfere di una delle stagioni più incredibili e vitali della nostra musica è stato, prima ancora che un concerto, un’esperienza profondamente coinvolgente. Il live si chiude con Cangaceiro tra gli applausi del pubblico. Ciò che mi resta uscendo dal Castello Scaligero è la consapevolezza che certi dischi non appartengono soltanto alla storia, ma grazie alla forza di musicisti che credono ancora profondamente nelle proprie canzoni, continuano a respirare insieme a chi li ascolta.

Andrea Compagnin

Foto REMI GALIAZZO, courtesy by A.N.L.(archivio nazionale letterario)

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