IUSTITIA AETERNA Capitolo 5 — Il quadro storto

Capitolo 5 — Il quadro storto

Paolo, che nella sua galleria aveva imparato a decifrare vanità, potere, mecenatismo e cinismo in tutte le possibili combinazioni, si mosse in un altro tipo di ambiente: inaugurazioni, fondazioni, salotti civici, eventi dove la parola “comunità” veniva pronunciata più spesso della parola “responsabilità”.

Non cercava prove. Cercava clima. I casi controversi, lo sapeva, non nascevano mai nel vuoto. Erano preparati da una pedagogia dell’opinione, da un estetica della rispettabilità, da una macchina di consenso che sceglieva quali vite apparissero affidabili e quali no.

A una mostra dedicata al rapporto tra natura e controllo, Paolo incontrò una consulente comunale che conosceva dai tempi di una donazione d’arte. Donna colta, spietata nel modo educato tipico di chi non alza mai la voce perché sa di non averne bisogno.

«Quella famiglia», disse lei, parlando dei Belland con tono da pratica già chiusa, «aveva atteggiamenti di autosufficienza comunitaria piuttosto preoccupanti.»

«Preoccupanti per chi?» chiese Paolo, sorridendo come si sorride davanti a un quadro falso ben restaurato.

La donna non rispose subito. «Per il corretto inserimento dei minori in un tessuto civico condiviso.»

Paolo annuì lentamente. «Una frase molto ben stirata. Quasi non si vedono le pieghe ideologiche.»

La consulente lo fissò. «Lei ha sempre avuto il vizio dell’ironia.»

«No», disse Paolo. «Dell’orecchio.»

Da quell’incontro non ricavò fatti, ma ricavò una conferma: la famiglia Bellandi era stata già classificata nel registro mentale di chi conta. Non per ciò che aveva fatto, ma per il fastidio simbolico che rappresentava.

La sera, raccontando tutto agli altri, concluse con una frase che restò a lungo nell’aria.

«Non vogliono solo amministrare le persone. Vogliono rendere moralmente brutto ciò che non obbedisce.»

Nadia si passò una mano tra i capelli ricci. «È la forma più raffinata di violenza educativa.»

Oscar bevve acqua e limone. «Allora basta poco per capire dove guardare: chi ha interesse a trasformare una famiglia scomoda in un caso esemplare?»

Davide annuì. «E chi, per paura o carriera, ha firmato senza chiedere abbastanza?»

Roberta incrociò le braccia. «Io invece continuo a chiedermi come stanno quei due bambini stanotte.»

Era sempre lei, quando il gruppo rischiava di intellettualizzare troppo, a riportarli al nucleo vivo del problema.

IL PROSSIMO CAPITOLO – SABATO 23 MAGGIO – VI ASPETTIAMO

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