
Suca Baruca: L’antico “Halloween” veneto tra storia, teatro goldoniano e rituali contadini
Oggi il mondo intero associa la zucca intagliata e illuminata alla festività anglosassone di Halloween e al mito di Jack-o’-lantern. Eppure, se navighiamo a ritroso nel tempo tra i canali della Laguna di Venezia e le campagne del Veneto, scopriamo che la tradizione di illuminare zucche svuotate per evocare spiriti o celebrare il passaggio autunnale appartiene a un retaggio culturale autoctono antichissimo. Il re indiscusso di questa tradizione è laSuca Baruca(Zucca Barucca), un simbolo gastronomico, teatrale e rituale che si può considerare a tutti gli effetti un vero e proprioantesignano di Halloween.
Cos’è la Suca Baruca: Identità botanica e chimica del mito
Dal punto di vista agronomico, la Suca Baruca corrisponde allaZucca Marina di Chioggia(Cucurbita maxima). Si tratta di un ortaggio dall’aspetto unico, quasi mostruoso e “imperfetto” nella sua estetica: è tonda, schiacciata ai poli, caratterizzata da una buccia bernoccoluta, rugosa, di un colore che oscilla tra il verde scuro, il grigio e il salmastro.
La sua struttura e composizione chimica ne hanno decretato il successo nei secoli:
La polpa:Di un coloregiallo-arancione intenso, chimicamente ricca di carotenoidi (antiossidanti naturali). La polpa è compatta, zuccherina e priva di fibrosità.
La cottura:Questa densità molecolare la rendeva perfetta per la cottura al forno o sulle braci, poiché la polpa non si sfaldava, sprigionando un calore vivo e un profumo dolciastro che per secoli ha sfamato le classi popolari.
L’etimologia: Perché si chiama “Baruca”?
Il termineBaruca(oBarucca) ha scatenato per secoli il dibattito tra storici e linguisti, dividendo l’etimologia in due filoni principali, entrambi dotati di grande fascino:
La radice ebraica (Baruch):Molti storici legano il nome alla parola ebraicaBaruch, che significa“benedetto”o“santo”. La numerosa comunità ebraica di Venezia e del Ghetto avrebbe adottato questo ortaggio, considerandolo una “zucca benedetta” per la sua eccezionale resistenza al freddo invernale, la facilità di conservazione e l’alto potere nutritivo, introducendola nella cucina tradizionale lagunare.
La radice dialettale (Baruclio):Altri linguisti collegano il termine al latino volgareverruculao al dialettalebaruclio, ovvero“verruca” / “bernoccolo”, a causa della sua buccia bitorzoluta, asimmetrica e rugosa. In questo senso, la Suca Baruca è l’elogio stesso dell’imperfezione estetica che racchiude un cuore dolcissimo.
Il “Magnasuche” e il Teatro di Carlo Goldoni
Nel Settecento veneziano, la Suca Baruca era così diffusa da diventare un elemento cardine del paesaggio sonoro e visivo della città. Lungo le fondamente e nei campielli si muoveva la figura delsucatòr(il venditore ambulante di zucca), che girava con grandi teglie di zucca cotta al forno, tagliata a fette, vendendola per pochi spiccioli ai passanti. I veneziani ne erano talmente ghiotti da guadagnarsi il soprannome goliardico dimagnasuche.
Questa realtà non sfuggì all’occhio clinico e teatrale diCarlo Goldoni, il riformatore della Commedia dell’Arte. Nelle sue celebri“Le baruffe chiozzotte”(1762), la Suca Baruca diventa il motore immobile della commedia. L’opera si apre proprio con il personaggio di Toffolo “Marmottina” che, per corteggiare e provocare le donne del paese che lavorano al merletto, compra una fetta di zucca arrostita dal venditore ambulante e la offre a Lucietta. Questo piccolo gesto spezza la rigida convenzione sociale del paese, scatenando una sequenza di gelosie, urla e baruffe leggendarie.
L’antesignano di Halloween: Le Lumere venete
Molto prima che l’iconografia globale di Halloween sbarcasse in Italia, nel Veneto contadino esisteva il rituale dellaLumèra(oLumassa), strettamente legato al culto dei morti e al passaggio astronomico tra ottobre e novembre.
Il rituale della Lumera:
Nelle campagne venete, durante la notte di Ognissanti e dei Defunti, i bambini e i giovani contadini avevano l’abitudine di raccogliere le zucche più grandi (spesso proprio le Barucca o varietà similari svuotabili),intagliarle con fatica per dare loro sembianze di teschi o volti mostruosie inserire al loro interno una candela accesa.
Queste zucche illuminate venivano poi posizionate in luoghi strategici:
Sui muretti dei cimiteri.
Lungo i fossi o i bivi delle strade buie.
Sui davanzali delle finestre delle case.
Il significato antropologico:
La funzione dellaLumeraera duplice. Da un lato serviva ailluminare la strada alle anime dei defuntiche, secondo la credenza popolare, in quella notte tornavano a visitare i luoghi della loro vita terrena. Dall’altro, aveva una funzione goliardica e apotropaica: spaventare i passanti, esorcizzare la paura della morte e ridere del soprannaturale, creando una vera e propria “squadra” di bambini che si nascondevano nell’oscurità delle calli e dei campi.
Mentre l’Irlanda usava le rape per il mito di Jack-o’-lantern (passando alla zucca solo dopo l’emigrazione negli Stati Uniti), il Veneto utilizzava già la suaSucaprimordiale, legando il fuoco della candela al mistero della nebbia autunnale e dell’acqua salmastra.
Conclusione: La resistenza dell’imperfezione
La storia della Suca Baruca ci insegna che i confini della tradizione sono fluidi e che la necessità umana di dialogare con l’ignoto, con il tempo e con il ricordo usa simboli universali. La Suca Baruca non aveva una struttura perfetta e geometrica: era bitorzoluta, asincrona, nata dalla terra e dalla laguna. Eppure, proprio come ilcontrotemponella musica, è stata capace di dare un’anima alle notti d’autunno veneziane, ricordandoci che molto prima del marketing globale, le nostre Lumere riscaldavano il buio con la forza pulita di una candela e di una risata tragicomica.
Testo e ricerca di Mirko DeFox Galliazzo, immagine by Stellalcone Design, courtesy by A.N.L. 2026
