
“RIVEDENDO TE” – INTERVISTA A TRE VOCI – Valeria Rossi · SSD Project · Vima per Best Magazine
VALERIA ROSSI
Valeria, benvenuta su Best Magazine! Il tuo nuovo singolo “Rivedendo Te” segna un ritorno molto atteso. Da quale urgenza creativa ed emotiva nasce questo brano?
Nasce da un’urgenza molto semplice: tornare alla musica senza tornare indietro. Non avevo voglia di replicare una formula o di ricostruire la Valeria di venticinque anni fa, ma di portare dentro una canzone tutto quello che nel frattempo è successo.
“Rivedendo Te” nasce dall’incontro tra memoria e presente, ma anche dall’incontro concreto con altre persone e altre sensibilità artistiche. Oggi per me creare significa molto questo: non essere sola, contaminarmi, lasciare che la relazione generi qualcosa che individualmente non avrei potuto immaginare.
Sul piano emotivo, poi, il brano tocca una dimensione molto intima: quella di una persona cara che non è più fisicamente presente, ma che può tornare vicinissima attraverso un ricordo, un odore, una sensazione. È una canzone energica, ma dentro ha una nostalgia luminosa.
Il titolo “Rivedendo Te” evoca immediatamente un gioco di specchi e ricordi. Quanto c’è di autobiografico in questa traccia e quanto, invece, appartiene all’immaginario universale delle relazioni?
C’è sicuramente una parte autobiografica, perché nasce dal ricordo di una persona cara e da quella sensazione molto precisa per cui qualcuno può tornare improvvisamente vicino attraverso un dettaglio, un odore, una luce, una memoria. Ma credo che proprio per questo il brano tocchi anche qualcosa di universale. Tutti abbiamo qualcuno che continua ad abitare una parte di noi, anche quando il tempo è passato o la relazione ha cambiato forma. “Rivedendo Te” gioca proprio su questo doppio movimento: rivedere l’altro e, nello stesso momento, rivedere sé stessi. Chi eravamo, cosa abbiamo attraversato, cosa è rimasto. È lì che il ricordo smette di essere soltanto passato e diventa uno specchio, in fondo, un pò come tutto ciò che ci circonda.
La musica e il mercato discografico sono cambiati radicalmente negli ultimi anni. Con quale spirito ti riaffacci a questa scena dominata dalle piattaforme streaming e dalla rapidità dei consumi musicali?
Non credo che sia la musica, in sé, a essere cambiata davvero. La musica nasce ancora dalle stesse esigenze profonde di sempre: esprimere e aggregare. Dire qualcosa che da soli non riusciamo a contenere e creare un legame con qualcun altro attraverso il suono.
Quello che è cambiato moltissimo è tutto ciò che le sta intorno: il mercato, i tempi di fruizione, le piattaforme, la velocità con cui un brano viene lanciato, consumato e spesso dimenticato. E credo sia cambiata anche la consapevolezza con cui dobbiamo abitare questo sistema.
Io mi riaffaccio a questa scena con curiosità, ma senza farmi dettare completamente il ritmo dal mercato. Mi interessa usare gli strumenti di oggi, certo, ma senza perdere il senso originario del fare musica. Se una canzone riesce ancora a esprimere qualcosa di vero e a creare relazione, allora continua a fare esattamente il suo mestiere, anche dentro uno streaming di tre minuti e un mondo che scorre molto più in fretta.
Ampliando lo sguardo sul progetto, “Rivedendo Te” sembra inaugurare una nuova era anche visiva per te. Come si collega la copertina del brano a questo tuo nuovo capitolo?
La copertina richiama volutamente l’estate, ma non quella patinata o semplicemente solare. C’è una sfumatura di nostalgia, quasi il desiderio di tornare a una dimensione più naturale, più lenta, più vicina agli elementi, ai ricordi, alle sensazioni.
Mi interessava che l’immagine evocasse proprio questo: il calore dell’estate, ma anche quel momento in cui la luce comincia a cambiare e porta con sé una specie di malinconia dolce. È una sensazione che sento molto vicina anche al brano.
In questo senso la copertina accompagna bene il nuovo capitolo: mantiene una traccia di leggerezza e luminosità, ma la attraversa con qualcosa di più intimo, più organico, più essenziale. Come se il paesaggio esterno diventasse anche un paesaggio interiore. Rivedendo Te” inaugura anche questo: un modo diverso di mostrarmi, più essenziale e più consapevole, dove l’immagine non deve spiegare tutto ma suggerire. Mi interessa che lasci uno spazio aperto, quasi una domanda, perché è proprio lì che può iniziare la risonanza con chi guarda.
Oltre a questo splendido singolo, cosa dobbiamo aspettarci nel tuo prossimo futuro? C’è già un progetto di un album intero all’orizzonte o magari un ritorno alle esibizioni dal vivo?
Ci sono diversi progetti in scrittura e in sviluppo, e mi interessa lasciare che prendano forma senza forzarli dentro una struttura troppo presto.
“Rivedendo Te” per me è un punto di apertura: da qui possono nascere nuova musica, collaborazioni, incontri e anche un ritorno al live, che sento come una dimensione molto importante perché restituisce alla musica la sua funzione più antica e più bella, quella di creare relazione.
Quindi sì, il desiderio di tornare sul palco c’è, ma vorrei farlo con un progetto che abbia davvero senso oggi, non come semplice operazione nostalgica. Mi piacerebbe costruire qualcosa che tenga insieme musica, parola, presenza e il percorso che ho fatto in questi anni.
Insomma, più che “tornare” sto cercando di capire come continuare. Che è una domanda molto più interessante (e anche molto meno comoda).
Per concludere, qual è il messaggio più forte che ti auguri arrivi al lettore di Best Magazine che premerà ‘play’ su “Rivedendo Te”?
Mi piacerebbe arrivasse soprattutto questo: che si può guardare indietro senza restare prigionieri del passato. Un ricordo, una persona, una presenza possono tornare a toccarci e, invece di trascinarci indietro, aiutarci a capire meglio chi siamo diventati.
Se chi preme play si sentirà attraversato anche solo per un attimo da un ricordo, da una persona amata, da una parte di sé che pensava lontana, allora la canzone avrà già fatto qualcosa di importante: avrà creato una relazione. Ed è ancora questo, per me, il senso più profondo della musica.
Valeria Rossi

SSD PROJECT
Dal punto di vista sonoro, il brano unisce un’elegante produzione contemporanea a sonorità ritmiche molto calde. Come avete lavorato in studio per trovare questo equilibrio perfetto?
L’Equilibrio è nato da un lavoro molto condiviso, anche se non sempre eravamo fisicamente nello stesso studio. La parte musicale e tutta la parte più tecnica della produzione, compresi mix e mastering, sono state curate a Roma, lavorando molto sulla ricerca di un suono contemporaneo ma allo stesso tempo caldo e coinvolgente.
Per quanto riguarda invece il testo e alcuni aspetti creativi del brano, io, Valeria e Vima abbiamo lavorato molto a distanza. Ci confrontavamo continuamente attraverso telefonate, video call e messaggi, scambiandoci idee, modifiche e sensazioni sul pezzo.
È stato quindi un processo costruito passo dopo passo: da una parte il lavoro tecnico in studio, dall’altra un confronto creativo costante tra noi tre. Credo che proprio questa combinazione abbia permesso a “Rivedendo Te” di trovare il suo equilibrio tra eleganza, ritmo e immediatezza.
Com’è nata la collaborazione con Valeria Rossi per “Rivedendo Te” e quale impronta artistica e sonora specifica avete voluto portare all’interno di questo pezzo?
La collaborazione con Valeria è nata quasi per caso. Quando ho iniziato a lavorare a “Rivedendo Te”, tra marzo e aprile, il brano era ancora in una fase embrionale e non ero nemmeno certo che lo avrei portato fino in fondo. A un certo punto, però, ascoltandolo, ho avuto un’intuizione molto precisa: ho pensato che la voce di Valeria potesse dargli qualcosa che ancora mancava, non soltanto dal punto di vista vocale, ma soprattutto in termini di personalità e riconoscibilità.
Così l’ho contattata e le ho fatto ascoltare il brano. Quando mi ha risposto dicendomi che le piaceva e che avrebbe voluto interpretarlo, per me è stata una bellissima sorpresa. Da quel momento il progetto ha iniziato realmente a prendere forma. Successivamente è entrato Vima e il brano si è evoluto attraverso il contributo di tutti e tre: quello che inizialmente era un mio progetto ha acquisito nuove sfumature, fino a diventare qualcosa di pienamente condiviso.
Dal punto di vista artistico, “Rivedendo Te” rappresenta per me anche un piccolo cambio di prospettiva. È il primo brano in italiano di SSD Project e mi ha portato volutamente fuori dalla mia comfort zone, verso sonorità più calde, estive e radiofoniche rispetto alle mie produzioni precedenti. Cercavo qualcosa che entrasse quasi in punta di piedi: un brano leggero nell’ascolto, immediato e solare, ma capace di conservare una propria profondità emotiva.
L’idea era quella di creare una canzone che avesse il sapore dell’estate, della festa e della condivisione, senza perdere la componente melodica ed emozionale. Anche il legame con Valeria e con il venticinquesimo anniversario di “Tre parole” ha reso naturale immaginare un brano che potesse avere questo carattere celebrativo. Alla fine, grazie anche all’apporto artistico di Valeria e Vima, quello che avevo inizialmente immaginato si è trasformato in qualcosa di più completo. Non direi che “Rivedendo Te” abbandona la mia identità musicale: piuttosto ne rivela una nuova sfaccettatura, un linguaggio che fino a questo momento non avevo ancora esplorato.
Confrontarsi e fondere mondi musicali diversi è una sfida stimolante. Come siete riusciti a creare questa forte sinergia mantenendo intatte le vostre rispettive identità?
Credo che la sinergia sia nata innanzitutto dal rispetto reciproco. Fin dall’inizio abbiamo cercato di ascoltarci davvero, senza imporre il nostro punto di vista e senza scartare a priori nessuna idea, anche quelle che magari, in un primo momento, potevano sembrare meno convincenti. Ci siamo messi tutti e tre in gioco, lasciando che il brano crescesse attraverso il confronto.
La cosa più interessante è stata scoprire che, pur provenendo da percorsi musicali differenti, avevamo un terreno comune molto più ampio di quanto immaginassi. Con Marco ho ritrovato una sensibilità e un interesse verso il pop elettronico che ci ha permesso di dialogare musicalmente in maniera molto naturale. Ma la vera sorpresa, per me, è stata Valeria: lavorando insieme ho scoperto il suo grande amore per il mondo della dance, della discoteca e della musica elettronica. È un aspetto della sua personalità musicale che forse non emerge immediatamente, ma che ha contribuito moltissimo alla costruzione del brano.
Credo che la vera forza di “Rivedendo Te” sia proprio questa: non abbiamo cercato di assomigliarci, abbiamo cercato di ascoltarci. Ed è da lì che è nata la nostra sinergia.
Lavorare a più mani crea spesso una grande energia. C’è un momento particolare o un aneddoto vissuto in studio che descrive al meglio la nascita di questa collaborazione con Valeria?
In realtà non c’è stato un unico momento in studio vissuto da tutti e tre insieme, perché “Rivedendo Te” è nato attraverso sessioni e fasi di lavoro diverse, anche in città differenti. Però c’è un aneddoto che, secondo me, racconta perfettamente lo spirito con cui è nata questa collaborazione. Quando ho contattato Valeria e le ho fatto ascoltare il brano, le raccontai che nella mia testa immaginavo una seconda voce, una voce maschile che potesse dialogare con la sua. A quel punto lei mi chiese, quasi con naturalezza: “Ma perché non la canti tu?”. Io le risposi scherzando: “No, io vorrei un cantante vero!”.
Il caso ha voluto che proprio in quel periodo Valeria stesse già collaborando con Vima e fu lei a propormi Marco. Quando ho ascoltato la sua voce sul brano ho avuto immediatamente la sensazione che l’incastro fosse quello giusto. È stato uno di quei momenti in cui un progetto sembra trovare da solo la propria direzione. Da lì è nato qualcosa che è andato oltre la semplice collaborazione musicale. Si è creata tra noi una sintonia molto autentica, fatta di entusiasmo, confronto e anche tanta leggerezza. E forse l’aspetto più bello è proprio questo: “Rivedendo Te” non era stato pensato inizialmente per tre persone, ma strada facendo ha trovato naturalmente le tre identità che gli servivano.
VIMA
Com’è nata la collaborazione con Valeria Rossi per “Rivedendo Te” e quale impronta artistica e sonora specifica hai voluto portare all’interno di questo pezzo?
La collaborazione con Valeria è nata prima ancora della canzone, dentro un percorso umano e creativo che condividiamo da tempo: laboratori di scrittura poetica e urban, percorsi di composizione e progetti rivolti ai ragazzi nei centri diurni di comunità. Quando SSD Project ci ha proposto “Rivedendo Te”, abbiamo sentito che quel brano poteva diventare il punto d’incontro naturale tra tutte queste sensibilità.
Nel pezzo ho portato soprattutto il mio modo di stare nella scrittura: un approccio contemporaneo, diretto e intimo, ma senza perdere la leggerezza e l’immediatezza della canzone. Volevo che il testo avesse una dimensione personale, aperta però a chiunque abbia vissuto un incontro capace di riaccendere una memoria o un’emozione.
Confrontarsi con una voce così iconica e riconoscibile del pop italiano è una sfida stimolante. Come siete riusciti a fondere i vostri rispettivi mondi musicali mantenendo intatta l’identità di Valeria?
La cosa più importante è stata non cercare di rendere tutti uguali. La voce di Valeria ha una riconoscibilità e una storia fortissime: non aveva bisogno di essere modificata, ma di essere collocata in un contesto sonoro nuovo che la valorizzasse. Abbiamo lavorato quindi per costruire un ponte: da una parte la sua identità pop, la sua attenzione alla melodia e al significato; dall’altra la scrittura più contemporanea che porto io e l’energia dance-elettronica di SSD Project. Il risultato, secondo me, mantiene intatta la personalità di Valeria, ma le permette di incontrare un suono fresco, contemporaneo e aperto a generazioni diverse.
Lavorare a quattro mani crea spesso una forte sinergia. C’è un momento particolare o un aneddoto vissuto in studio che descrive al meglio l’energia nata da questa collaborazione?
Per me il momento che meglio racconta quell’energia è stato vedere il brano uscire dallo spazio della scrittura e diventare un’esperienza collettiva nel videoclip di Poggio Mirteto. Trovarsi insieme a centinaia di ballerini ha reso visibile ciò che avevamo intuito fin dall’inizio: “Rivedendo Te” parla di incontro e riconnessione, e il progetto è riuscito davvero a trasformare quell’idea in qualcosa di condiviso.
by Denis J Axl