
C’è una forza strana, quasi miracolosa, quando un fulmine decide di cadere di nuovo nello stesso punto dopo sei decenni di storia.
Quando metti suSplat, la sensazione non è semplicemente quella di ascoltare un nuovo capitolo: è la presa di coscienza immediata di trovarsi di fronte almiglior album dei Deep Purple degli ultimi vent’anni. Niente compiacimento, niente effetto nostalgia a buon mercato. Qui c’è la carne, il sudore e la grandezza di una band che non solo ha ancora qualcosa da dire, ma lo dice con una foga e una freschezza da far impallidire metà del panorama rock contemporaneo.
Splatè un trionfo d’impatto e di misura. Riesce nell’impresa rarissima di fondere quell’architettura melodica magniloquente, tipica delle grandi produzioni anni ’70, con un’urgenza emotiva moderna, piena, schietta, squisitamente anni 2000. Le tracce scorrono senza un solo secondo di riempitivo: è una catena montuosa di pezzi uno più bello e incisivo dell’altro, dove l’energia pura si sposa con ganci melodici istantanei.

Ian Gillan regala una prova da brividi. Ha smesso da tempo di rincorrere gli acuti impossibili della giovinezza, e proprio qui risiede la sua grandezza attuale: canta con un carisma d’acciaio, con la naturalezza di chi ha scolpito il Rock e non deve dimostrare niente a nessuno. Ogni sillaba è impregnata della consapevolezza di un titano che domina il microfono con la sola forza della presenza.
Ma la vera rivelazione, il vero cuore pulsante che rendeSplatuna pietra miliare, risiede nell’intreccio straordinario tra tastiere e chitarre:
- Don Airey:Semplicemente monumentale. È l’anima sorpresa del disco, capace di passare da cascate di Hammond ruggenti a ricami sinfonici con una classe e una freschezza assolute.
- Simon McBride:Il suo inserimento non è più solo una conferma, ma una vera iniezione di linfa vitale. Si è incastrato negli ingranaggi della band con un gusto per il riff e un’aggressività melodica che rinfrescano l’intero impianto sonoro.

A tenere saldo questo monumento c’è, come sempre, la sezione ritmica più leggendaria del pianeta. Ian Paice e Roger Glover non si limitano a battere il tempo: mettono a disposizione una colonna portante di cemento armato, un solco groovy e compatto che rivela quanto la loro intesa sia stata fondamentale anche in fase di stesura dei brani.

Splatnon è il canto del cigno di vecchie glorie: è uno spartiacque. Se questo è il livello di ispirazione e di fuoco sacro che sanno ancora sprigionare, per quel che ci riguarda potrebbero e dovrebbero sfornare un disco all’anno. I Deep Purple hanno appena ridefinito il concetto di eternità nel rock.
Testo ispirato diMirko DeFox Galliazzo, foto byRemi Galiazzo, courtesy by A.N.L. Assocazione