
C’è qualcosa di profondamente umano, quasi carnale, nel modo in cui Muriel trasforma la sua vulnerabilità in ritmo. “DIENTES” non è semplicemente un brano: è un atto di esorcismo in 4/4, una confessione che sanguina luce e suono.
Dopo un periodo di silenzio discografico, Muriel riemerge con una lucidità feroce, e lo fa inaugurando un nuovo progetto, ESOTERICA, che promette di ridefinire il modo in cui pensiamo al pop elettronico italiano. “DIENTES”, primo capitolo di questo percorso, è un colpo secco e pienamente cosciente — un morso al conformismo sonoro, un’auto-dissezione musicale.
Un suono che scompone la pelle del pop
La produzione (firmata da Lorenzo Di Gemma insieme alla stessa Muriel) è un equilibrio precario e magnetico tra club culture e introspezione emotiva.
La bass line, ruvida e sinuosa, sembra uscire dai sotterranei della scena UK garage; sopra, percussioni latine saturano l’aria come impulsi nervosi. Il risultato è una danza che non ha nulla di edonistico: è un corpo che si contorce, si rigenera, si riconosce di nuovo.
Muriel canta come chi conosce il dolore e lo maneggia con cura chirurgica. La sua voce — tra confessione e invocazione — attraversa la traccia come un bisturi nel tessuto sintetico del beat. È la voce di chi non ha paura di sporcarsi, di chi ha scelto l’indipendenza non come moda ma come condizione necessaria.
La narrazione di un corpo che cambia
“DIENTES” parla di identità e metamorfosi. La protagonista non riconosce più il corpo che abita e sogna di strapparselo di dosso — un’immagine potente che va oltre la semplice simbologia pop.
È la fotografia di una generazione che vive in un limbo tra immagine e realtà, tra avatar digitali e pelle vera, tra quello che si mostra e quello che si soffoca.
Muriel mette in musica questo conflitto, trasformandolo in materia sonora. Il sorriso luccicante dei grillz non è vanità: è un’armatura, un modo di dire “sono ancora qui, anche se non mi riconosco più”.

Estetica e visione
La direzione artistica — interamente curata da Muriel — amplifica il concetto visivo dell’opera. Le foto di Davide Pavan e la post-produzione della stessa artista creano un universo coerente, sospeso tra cyber club e confessionale barocco. Tutto parla di dualità: sacro e profano, digitale e organico, luce e ferita.
Non è un caso che il progetto si chiami ESOTERICA: Muriel sta costruendo un linguaggio simbolico personale, in cui il misticismo incontra la club culture e il corpo diventa totem sonoro.
Un’identità che rifiuta le etichette
Nata l’anno di OK Computer, Muriel appartiene a quella generazione che ha visto l’alternative diventare mainstream e il pop dissolversi nel glitch dell’iperconnessione.
Cresciuta tra Spagna, Londra e Berlino, porta dentro di sé il respiro europeo delle scene underground, ma la trasforma in qualcosa di suo: una confessione elettronica con accento mediterraneo.
La sua indipendenza dopo l’esperienza major con Capitol Records non è una fuga, ma un ritorno alle radici: quelle della sperimentazione, della libertà e dell’autenticità senza compromessi.
Conclusione: il pop come rituale
“DIENTES” è un debutto che non chiede consenso, ma attenzione. È un rituale laico in cui il dolore diventa groove, e il groove diventa redenzione.
Muriel non cerca di piacere: sfida, interroga, espone la propria fragilità come una dichiarazione di forza.
Se ESOTERICA manterrà questa tensione tra corpo e spirito, tra elettronica e istinto, allora potremmo trovarci di fronte a una delle voci più interessanti della nuova avanguardia pop italiana.
Per ora, “DIENTES” resta quello che è: un morso lucido, feroce e bellissimo.
Testo di Cosmo Saint, foto di Davide Pavan, courtesy by A.N.L. 2025
