
Capitolo 6 — Il diritto e il coraggio
Davide ottenne finalmente un colloquio con un collega che aveva seguito casi simili. Non un amico, non un alleato naturale: un tecnico del diritto, sobrio, preciso, uno di quegli avvocati che pesano gli aggettivi come se costassero denaro.
Il quadro che ne emerse era inquietante senza bisogno di essere romanzesco. Bastavano alcune accelerazioni procedurali, la fiducia automatica nelle relazioni di certi uffici, il riflesso condizionato dei magistrati sovraccarichi, e la separazione di due bambini dalla famiglia poteva prodursi molto più in fretta di quanto un’opinione pubblica sana riterrebbe accettabile.
«Il punto», disse Davide al gruppo quella sera, «non è che il sistema sia sempre malvagio. È peggio: spesso è frettoloso, autoreferenziale e troppo sicuro della propria grammatica. E quando incontra cittadini atipici, li traduce male.»
Oscar si sfregò la barba. «La traduzione sbagliata può ammazzare una vita come un manganello usato male.»
«Sì», disse Davide. «Solo che lascia meno lividi fotografabili.»
Decisero allora di passare a un altro livello: non più soltanto raccogliere materiale, ma creare le condizioni per un riesame pubblico e istituzionale del caso. Non attraverso clamore cieco, bensì attraverso una pressione intelligente. Testimonianze credibili. Domande precise. Contraddizioni esposte senza teatralità. Una narrazione alternativa capace di incrinare quella dominante.
«Dobbiamo essere più ordinati di loro e più umani di loro», disse Nadia.
«E più imprevedibili», aggiunse Roberta.
Davide la guardò di lato. «Quella parola, detta da te, sembra una minaccia.»
«È un complimento alla realtà», rispose lei.
La loro forza stava proprio lì: nessuno di loro bastava da solo. Insieme, invece, si correggevano a vicenda. Oscar frenava la foga. Roberta bucava la paura. Nadia rimetteva l’etica al centro. Paolo rifiutava ogni banalità. Davide dava forma e linguaggio al caos.
Non erano perfetti. Ma erano vivi, e abbastanza maturi da non scambiare più la prudenza per virtù quando diventava complicità.
Ci vediamo Sabato 30 Maggio
