Intervista a Simone Neviani Un antidivo e un ragazzo semplice

Intervista a Simone Neviani
Un antidivo e un ragazzo semplice
di Laura Gorini
La mia dedizione mi ha dato la forza di rialzarmi ogni volta che sono caduto e mi ha permesso di  continuare imperterrito ad inseguire i miei traguardi
Simone Neviani è nato e cresciuto in un piccolo paese in provincia di Reggio Emilia. Poi un giorno, ancora molto giovane, ha deciso di andarsene lontano e di raggiungere l’Australia. Oggi, dopo tanto studio e ingente dedizione, è diventato un bravo attore.
Simone, perché hai deciso di trasferirti in Australia?
Perché era la terra più lontana. Il mio inglese era allora praticamente inesistente. Sapevo giusto giusto le basi linguistiche imparate alle superiori e mai praticate dopo le scuole. La prima decisione che presi, a discapito di moltissimi connazionali presenti in questa terra, fu di evitare a tutti i costi gli italiani. 
Per quale motivo?
Il motivo era semplice: volevo e dovevo imparare la lingua ed in fretta. E il migliore modo per farlo era evitare di parlare italiano, quindi evitare gli italiani. Intrapresi così un viaggio in solitaria. Ho conosciuto tantissima gente durante questo percorso ed ho imparato da ogni singolo individuo. Riscoprii piano piano la bellezza nella natura e nella semplicità di leggere, studiare, conoscere e acculturarmi. Quando finì il mio viaggio in giro per l’Australia, decisi di rientrare a Sydney e ricominciare da zero. Da me stesso. Il mio inglese era ancora pessimo e non potevo di certo sperare di trovare lavoro in un’attività australiana. Allora decisi di continuare a studiare la lingua. Un anno passò, iniziai come manager di un negozio e mentre ero a lavoro pensai per caso di trovarmi un agente per “commercial acting”, quindi pubblicità, ecc.
E poi che cosa è successo?
Dopo pochissimo tempo mi contattarono dall’agenzia dicendomi che un altro attore aveva dovuto lasciare la produzione e dissero che avevano bisogno di un sostituto e volevano me per fare uno spettacolo teatrale in tour. Non potei accettare perché non mi sentivo “pronto” per fare tale passo. Pochi giorni dopo venni contattato dalla ABC per fare un personaggio per un loro show chiamato The Checkout. Era un segno per me! Andai alla ABC e da li inizio “il tutto”. 
Ci dici qualcosa di più di quel momento? Che successe esattamente?
Con una pessima dizione ed accento inglese uscii deluso e vibrante dagli Studios e decisi  così di iniziare a lavorarci immediatamente. Dalla sera al mattino successivo decisi di incominciare a studiare recitazione e prendere corsi di dizione e riduzione di accento convertendolo allo standard americano. Dopo neanche 5 mesi, feci la mia prima audizione teatrale e presi la parte in una dramedy (drammatica commedia). Immediatamente dopo presi parte ad altri 2 e 3 spettacoli. E cosi via cosi via per i successivi 18 mesi inserendo mie partecipazioni in TV e in piccole produzioni cinematografiche. Quest’anno ho iniziato facendo una campagna pubblicitaria per il turismo del NSW. Inoltre mi assicurai il posto di regista ed attore in una commedia durante il festival “Short and Sweet”, ricevendo ottime recensioni presenti su Broadway World. 
E poi il “salto” in America…
Sì, sono andato a Los Angeles a studiare presso uno studio di recitazione. Rientrato a Sydney, ho firmato per qualche cortometraggio e sono ripartito per NY. Ritornato da NY, ho filmato il mio primo film come produttore ed attore, il quale è attualmente in post produzione. Dall’inizio dell’anno oltretutto ho iniziato a lavorare segretamente ad un progetto televisivo ancora più ambizioso per il quale non posso dire granché essendo ancora in fase work and progress. Però posso dire che si tratta di una serie televisiva internazionale e di genere drama/thriller con radici italiane su territorio australiano.
Ma i tuoi successi non sono certo finiti qui…
Pensavo che il più grande obbiettivo raggiunto sinora in questa mia nuova carriera fosse stato vincere una borsa di studio presso la Atlantic Acting School di New York per il loro Summer Intensive Program, ma ora su territorio americano sono entrato a livello televisivo con un ruolo ricorrente ed assicurandomi due ulteriori progetti: uno televisivo ed uno cinematografico. In Italia – purtroppo – non avrei potuto combinare nulla di tutto ciò.  A Roma conobbi alcune persone che cercavano di iniziare a lavorare nel settore cinematografico, teatrale o televisivo. E tutti, mi ripeterono la stessa cosa… Quale? Devi andare a letto con qualcuno oppure devi “conoscere” qualcuno per potere avanzare! Mi sento schifato e mi vergogno di essere italiano quando sento tali frasi. Siamo in un mondo nel quale dovremmo solo spingere menti creative e continuiamo invece ad avere gente al di sopra che esige ricevere certi favori in cambio o che comunque non da credibilità ed opportunità e mente fresche di poter fiorire e rendere la propria Patria orgogliosa di loro, facendo crescere anche il Cinema. 
Simone, sovente si ripete il detto Nemo Propheta In Patria. Potremmo dire senza offesa, che si addice e a pennello alla tua persona. Com’è stato riuscire a farcela a livello attoriale all’Estero?
Prima di rispondere alla domanda vorrei precisare che io personalmente non sento di avercela ancora fatta. La strada per il successo è ancora lunga e sarà ugualmente faticosa. Anzi, lo sarà ancora di più! Non do nulla per scontato e lavoro sempre ogni giorno per dare il massimo di me stesso in tutto ciò che faccio. Detto ciò, posso dire che sono soddisfatto di essere arrivato ove sono arrivato oggi. Fallimenti, delusioni e difficoltà affrontati/e nel corso degli anni mi sono serviti/e per crescere e mi hanno reso la persona che sono oggi. La mia dedizione mi ha dato la forza di rialzarmi ogni volta che sono caduto e mi ha permesso di  continuare imperterrito ad inseguire i miei traguardi.  Ma ammetto che anche la fortuna mi ha dato una bella mano!
Ma la tua passione per la recitazione è nata quando eri ancora in Italia o solo quando hai varcato i confini?
La mia passione per la recitazione nacque in modo integrativo della mia vita una volta che mi spostai all’Estero. In Italia avevo sognato, quando ero piccolo, di poter un giorno fare l’attore. Come si dice, quelle cose le si sogna e basta…
Poi – invece – un giorno mi svegliai e decisi di iniziare a studiare seriamente recitazione,  rigorosamente in Inglese, e da lì farne una passione, uno stile di vita e un lavoro. 
Nel nostro Paese è molto forte il chiacchiericcio e il Gossip, è così anche in negli USA?
Il Gossip è presente ovunque. Ci saranno sempre persone interessate agli “affari” altrui. Non conosco bene a livello americano come funzioni, però ho notato che in Italia – purtroppo – tali notizie ricoprono maggior parte delle riviste anche perché interessano tantissimo le persone.
Io, se posso, cerco di evitarlo.
Credi che esista ancora oggigiorno il divismo? Lo rimpiangi quello degli Anni ’50?
Sì, esiste tutt’oggi. Con l’avvento dei Social Media è diventato ancora più importante. Sembra proprio che si debba in un qualche modo spingerlo e renderlo in essenziale al nostro vivere quotidiano. Questa continua caccia al dovere per forza di cose diventare famosi o diventare qualcuno è davvero pressante e persino snervante.
E il che è un vero peccato poiché – a mio avviso – la purezza di espressione avviene nel semplice esistere dell’individuo o ancora nello scrivere qualcosa annesso alla nostra natura che possa riflettere chi siamo e  che cosa creiamo con la nostra esistenza.
Hollywood ha ancora il suo fascino o è diventata un regno troppo commerciale?
Hollywood è una ruota che gira costantemente. È un mondo chiuso e concesso a pochi. Mi riferisco ad Hollywood, quello da miliardi di dollari per film. Ma Hollywood ha anche una gigante comunità di artisti emergenti! Quella è la parte che a me interessa maggiormente. Ci sono progetti che vengono creati ad Hollywood, o altrove nel mondo, che sono di uguale impatto o uguale significato, la differenza sostanziale è la presenza di grandi fondi finanziari che possano spingere tali contenuti nel mondo e renderli accessibili a chiunque. Hollywood, quella delle star. segue determinate linee guida ed il primo pensiero va ai soldi e al il ritorno finanziario, quindi  sì, questa branchia è diventata molto commerciale. L’altra parte di Hollywood è – invece – composta da persone, artisti, sognatori, e lavoratori che seguono prima di tutto la realtà di ciò che vogliono creare ed eventualmente pensano poi al ritorno finanziario. 
Perché – secondo te – l’attore non è considerato, soprattutto nel nostro Paese, un lavoro serio?
Perché i contenuti che vengono creati sono pochi o di poco valore. La maggioranza della popolazione preferisce guardare Reality. E il Cinema Italiano, sfortunatamente, non riesce a competere granché al di fuori dell’Italia, in paragone con altre nazioni. Non vengono investiti abbastanza fondi, non ci sono soldi e moltissimi professionisti non vengono pagati. Anche a livello di studi non è considerato serio perché non esistono accademie di livello internazionale di prestigio che possano attirare artisti per l’appunto internazionali. E quando uno studia recitazione non viene comunque preso seriamente da coloro che lo/la circondano. Altro fattore da ricordare, è l’ “essere raccomandati” e lo “scendere a compromessi”. Piccole realtà le quali – purtroppo – continuano ad esistere in Italia.
Ma tu quando hai capito che volevi seriamente seguire questa strada?
Decisi di seguire questo percorso seriamente l’anno scorso. Dopo essere rientrato dagli Stati Uniti mi ero reso conto di quanto fossi cambiato a livello artistico e di quanta crescita abbia avuto. Da li decisi di iniziare a creare sempre di più, scrivere e produrre cortometraggi e piano piano muoversi su lungometraggi e serie TV. 
Sii sincero, non c’è mai stato un momento che hai pensato di mollare tuo e tornare a casa dalla tua famiglia?
Ci sono stati momenti veramente difficili nei quali ammetto di aver dubitato delle mie decisioni. La distanza dalla mia famiglia non mi ha certamente aiutato. Ma per fortuna, paradossalmente,con la distanza fisica e geografica, il rapporto si è rafforzato notevolmente e mi sono così sempre più fatto forza nel perseguire i miei obbiettivi.
Quale pensiero vuoi rivolgere oggi al tuo Paese? E soprattutto che augurio imminente ti senti di rivolgere all’Italia, che è stata devastata dalla pandemia?
Vorrei rivolgere un pensiero a coloro che hanno perso i loro amati ed i loro cari durante questa pandemia. Spero che possano trovare la forza di poter andare avanti e che questa pandemia abbia dato un “senso” a domande che hanno tenuto nascoste dentro  di loro. Spero li abbia resi più connessi e vicini l’un l’altro, con il cuore e con lo spirito. E poi vorrei tanto vedere un maggiore senso di solidarietà e di reale supporto tra i miei connazionali.
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