
Intervista a Rosanna Siino
una donna coraggiosa e sensibile
di Laura Gorini
Per molto tempo ho pensato che essere forte significasse non crollare, non avere paura, riuscire a gestire tutto. Oggi so che non è così.
Ha vissuto eccome, è il titolo del romanzo autobiografico di Rosanna Siino, avvocato siciliano, nonché dama del parterre di Uomini E Donne. Rosanna tra le pagine si racconta senza filtri, mettendo in luce la sua forza e il suo coraggio, ma anche le sue fragilità. Un racconto intenso ed emozionante, fatto di sogni, realizzati e altri infranti, di cadute e di risalite, nonché di autentiche rinascite. Il libro è disponibile su Amazon.
Rosanna, ti conosciamo come avvocato e come dama di Uomini e Donne, oggi ti scopriamo scrittrice. Che cosa ti ha spinto a raccontarti in un libro autobiografico?
In realtà non mi sono mai svegliata una mattina pensando: “adesso scrivo un libro su di me”. È stata un’idea che è maturata piano piano. A un certo punto ho sentito il bisogno di mettere nero su bianco quello che avevo vissuto, non perché pensassi che la mia vita fosse più importante o più interessante di quella degli altri, ma perché mi sono resa conto di quante vite diverse ci fossero state dentro la mia.
Prima ancora dell’avvocato, prima di Uomini e Donne, ci sono stata io: una bambina, una ragazza con tanti sogni, una donna che ha fatto delle scelte, che ha sbagliato, che è caduta, che si è rialzata e che molte volte ha dovuto ricominciare.
Il libro nasce soprattutto da questo. Dal desiderio di raccontarmi senza filtri e senza limitarmi all’immagine che può arrivare attraverso uno schermo o attraverso una professione. E forse anche dalla voglia di lasciare qualcosa alle mie figlie: permettere loro, un giorno, di conoscere non soltanto la loro mamma, ma la donna che sono stata prima di loro e quella che sono diventata.
E poi c’è il titolo,Ha vissuto… eccome. Perché, guardandomi indietro, è esattamente quello che penso: non mi sono limitata a guardare la vita passare. Nel bene e nel male, l’ho vissuta tutta.
Parli di cadute ma anche di rinascite. Di sfide vinte, di sogni e di desideri da realizzare nonché della netta differenza tra sopravvivere e vivere. Quando è arrivata per te la consapevolezza di essere una piccola guerriera?
La consapevolezza è arrivata dopo. Mentre affrontavo certe situazioni non mi sentivo una guerriera, anzi. Ci sono stati momenti in cui mi sono sentita stanca, impaurita, persino incapace di vedere una via d’uscita. La forza, molto spesso, la riconosci soltanto quando ti volti indietro e ti rendi conto di tutto quello che hai attraversato.
A un certo punto ho guardato la mia vita e ho pensato: “Però, sono ancora qui!”. Sono caduta tante volte, ho dovuto ricominciare, cambiare strada, rimettere insieme dei pezzi e reinventarmi. E ogni volta, magari con tempi diversi, mi sono rialzata.
Mi definisco una “piccola guerriera” proprio per questo. Non perché io non abbia paura o perché vinca sempre, ma perché, nonostante la paura, continuo a provarci. E credo che la differenza tra sopravvivere e vivere sia proprio questa: sopravvivere significa attraversare i giorni, vivere significa continuare ad avere desideri, fare progetti, emozionarsi, rischiare e concedersi ancora la possibilità di essere felici.
Io, anche nei periodi più difficili, non ho mai smesso davvero di desiderare qualcosa per il mio domani. Ed è forse questa la mia forma di resistenza più grande.
Dove trovi la forza di combattere?
Sicuramente dentro di me, ma non solo. Una parte enorme della mia forza viene dalle mie figlie. Ci sono stati momenti in cui, magari per me stessa, avrei avuto voglia di fermarmi, ma essere madre ti insegna che non puoi sempre permettertelo. Loro sono state e continuano a essere una spinta fortissima. Poi credo che la forza venga anche da tutto quello che ho vissuto. Ogni difficoltà superata, in qualche modo, ti lascia una certezza: se ce l’hai fatta quella volta, forse puoi farcela anche questa. Ma non voglio dare un’immagine di me come di una donna che combatte sempre senza mai crollare, perché non sarebbe vera. Io crollo, piango, mi arrabbio, qualche volta penso anche “basta, non ce la faccio più”. La differenza è che poi, prima o dopo, mi rialzo.
Forse la mia forza sta proprio lì: non nel non cadere, ma nel non accettare di rimanere a terra.
Alcuni telespettatori, all’inizio del tuo percorso televisivo, ti giudicavano fredda e distaccata ma poi in tanti si sono ricreduti vedendoti commuovere innanzi a bei gesti o piangere e soffrire per alcune delusioni. Nel tuo racconto metti in luce anche le tue fragilità, ti hanno mai davvero spaventata?
Sì, le mie fragilità mi hanno spaventata, soprattutto perché per tanto tempo sono stata abituata a mostrarmi forte e a tenere sotto controllo le emozioni. Credo che proprio questo, all’inizio del mio percorso a Uomini e Donne, sia stato scambiato per freddezza. In realtà sono esattamente l’opposto: sento tantissimo, forse a volte anche troppo, ma non riesco a mostrare immediatamente ciò che provo a chiunque.
In televisione, con il passare del tempo, alcune difese sono inevitabilmente cadute. Mi sono emozionata davanti a gesti che mi hanno toccata e ho pianto quando sono rimasta delusa. Non perché fossi diventata improvvisamente più fragile, ma perché stavo semplicemente mostrando una parte di me che esisteva già.
Oggi le mie fragilità mi fanno meno paura. Ho capito che essere vulnerabili non significa essere deboli. Posso essere una donna forte, determinata, capace di affrontare situazioni difficili e, nello stesso tempo, avere bisogno di un abbraccio, soffrire per una delusione o commuovermi per una parola.
Anzi, credo che la vera forza sia anche avere il coraggio di non nascondersi sempre dietro una corazza.
Tuttavia possederle non significa essere in toto una donna fragile. Quando hai intuito di essere una persona forte?
Credo di averlo intuito davvero quando ho smesso di confondere la forza con il non soffrire. Per molto tempo ho pensato che essere forte significasse non crollare, non avere paura, riuscire a gestire tutto. Oggi so che non è così. Mi sono scoperta forte proprio nei momenti in cui mi sentivo più fragile. Quando la vita mi ha costretta a ricominciare, quando ho dovuto prendere decisioni difficili, quando avrei voluto fermarmi e invece sono andata avanti. Non sempre con il sorriso e non sempre senza paura, ma sono andata avanti. E forse la conferma più grande l’ho avuta guardandomi indietro. Ci sono cose che, mentre le vivi, ti sembrano insormontabili. Poi passa il tempo, ti volti e pensi: “Eppure ce l’ho fatta”. È lì che ho capito di essere forte. Non perché niente riesca a spezzarmi, ma perché anche quando qualcosa mi spezza, riesco a raccogliere i pezzi e a ripartire.
Ti definiresti empatica e sensibile? E cos’altro sei?
Sì, assolutamente. Sono molto empatica e molto sensibile, probabilmente anche più di quanto riesca a mostrare. Assorbo tanto le emozioni degli altri, percepisco gli stati d’animo e spesso mi basta poco per capire quando dietro un sorriso c’è qualcosa che non va. A volte questa sensibilità è una bellissima qualità, altre volte è quasi un peso, perché finisci per sentire anche ciò che forse dovresti lasciare agli altri. Poi sono determinata, testarda, istintiva, ironica e anche molto orgogliosa. Sono una persona che difficilmente fa le cose a metà: quando credo in qualcosa ci metto tutta me stessa, nel lavoro, negli affetti e anche nell’amore. Ho tanti difetti, naturalmente. Posso essere impulsiva, a volte troppo diretta, e quando rimango delusa tendo a chiudermi e a costruire immediatamente un muro.
Ma soprattutto sono una donna curiosa della vita. Mi piace ancora sorprendermi, mettermi in gioco, fare cose che magari fino a qualche anno prima non avrei mai immaginato. Sono un insieme di forza e fragilità, razionalità e istinto, corazza e sensibilità. E ormai ho imparato che non devo scegliere quale di queste Rosanna essere: sono tutte io.
Nel leggere con attenzione la tua storia di intuisce che sei coraggiosa, romantica ma, nel contempo, disillusa dall’amore troppo perfetto. Che cosa significa davvero amare ed essere amata per te?
Per me amare significa scegliere qualcuno ogni giorno, ma senza smettere di scegliere anche se stessi. Da ragazza probabilmente avevo un’idea più romantica dell’amore, quasi assoluta. Oggi sono ancora romantica, forse non smetterò mai di esserlo, ma sono diventata molto più concreta.
Non credo più nell’amore perfetto, perché non credo esistano persone perfette. Credo però in un amore vero, fatto di presenza, rispetto, complicità, desiderio, libertà e soprattutto reciprocità. Le parole sono bellissime e io continuo ad amarle, ma a un certo punto devono essere accompagnate dai fatti.
Essere amata, per me, significa sentirmi scelta senza dover continuamente chiedere di esserlo. Significa avere accanto una persona che non tenti di cambiarmi o di spegnermi, che sappia stare al mio fianco senza invadere i miei spazi e che abbia voglia di condividere la vita reale, non soltanto i momenti belli.
E amare significa anche questo: non annullarsi per trattenere qualcuno. Ho imparato che un amore che ti chiede di perdere te stessa non è l’amore che voglio.
Sono forse più disillusa rispetto alla ragazza che ero, ma non ho smesso di crederci. Ho semplicemente smesso di aspettare l’amore perfetto. Oggi, se arriverà, voglio un amore imperfetto ma autentico.
In che cosa credi di essere cambiata da quando eri ragazza? Se potessi abbracciare la ragazzina e la bimba Rosanna che cosa diresti loro?
Sono cambiata tantissimo e, nello stesso tempo, credo di essere rimasta profondamente quella ragazzina. Sono cambiate le priorità, il modo di guardare le persone, le aspettative. Da ragazza mi fidavo forse più facilmente, pensavo che volere fortemente qualcosa fosse sufficiente perché accadesse e avevo molta più paura del giudizio degli altri. Oggi sono più consapevole, più selettiva e soprattutto ho imparato che non tutto ciò che perdi è davvero una perdita.
Alla ragazzina Rosanna direi di non avere così tanta fretta di diventare grande. Le direi di non cercare continuamente conferme fuori da sé, di fidarsi un po’ di più del proprio istinto e di non permettere mai a nessuno di farle credere di valere meno. Le direi anche che incontrerà delle delusioni, che qualche volta le sembrerà di aver sbagliato tutto, ma che proprio da alcuni di quegli errori nascerà la donna che diventerà.
Alla bambina Rosanna, invece, forse direi molto meno. La abbraccerei forte. E le sussurrerei: “Non avere paura. Ti succederanno tante cose che oggi non puoi nemmeno immaginare. Piangerai, riderai, cadrai, amerai, diventerai mamma, realizzerai sogni e ne inventerai di nuovi. E un giorno guarderai indietro e capirai che, nonostante tutto, ne è valsa la pena. Perché hai vissuto. Eccome.”
