Intervista a Fulvio e Chiara sul romanzo Il Killer delle 50 Lire

Intervista a Fulvio e Chiara sul romanzo Il Killer delle 50 Lire

Fulvio Di Chiara è lo pseudonimo di Chiara Nervo e Fulvio Tango, partner nella vita e nella scrittura. Dopo il successo della loro trilogia gialla (La Forma del Delitto, I diavoli di San Lorenzo, Sceneggiatura per un delitto) guidata da tre detective speciali, la coppia firma una svolta radicale con Il Killer delle Cinquanta Lire, un nuovo romanzo dalle atmosfere decisamente più oscure e psicologiche.

Cosa si nasconde dietro la mente di un assassino che affida la vita delle sue vittime al lancio di una moneta? In questa intervista esclusiva, gli autoriFulvioeChiaraci guidano nei meandri psicologici del loro personaggio: un uomo sospeso tra la debolezza infantile, il trauma profondo e una follia onirica che diventa fuga disperata dalla realtà.

Dal simbolismo nascosto della moneta da 50 lire fino all’inquietante parallelismo con i moderni sdoppiamenti di personalità amplificati dai social network, scopriamo i retroscena di un thriller psicologico che scava a fondo nell’animo umano.

Il Killer delle Cinquanta Lire… Cinquanta è l’esatta metà di 100, dunque della pienezza, e il killer è sempre in continua lotta tra se stesso e l’altro. Viene dunque da pensare che anche la scelta della moneta non sia stata del tutto casuale…

Fulvio:Sai che non avevo pensato al 100 e alla pienezza? Però questa è la dimostrazione che, in fin dei conti, il lettore fa sua l’opera e dà le sue spiegazioni, che non sono meno valide di quelle di chi scrive. Personalmente mi piaceva l’immagine diVulcano nudo intento a battere sull’incudineche c’è su una faccia della moneta da cinquanta lire. Tra l’altro è la faccia che esce quando il killer risparmia il malcapitato di turno.
Chiara:Ma neanche io ci pensavo! È però un’idea giusta. È vero quello che ha detto Fulvio, che l’opera è anche di chi la legge e il lettore spesso ci sorprende con delle interpretazioni a cui non avevamo pensato. Mi fa sempre molto piacere quando succede, perché apre a nuove idee. Bello!

Lui tenta la sorte. Pare una persona molto fatalista e che ami vivere nel passato, mischiando le carte del presente senza però pensare concretamente al futuro. La visione onirica può, dunque, sfociare talora nella follia e nella negazione della Realtà?

Fulvio:Sicuramente è quello che avviene nel caso del killer. Alla fine si rifugia nella sua follia omicida perché quest’ultima, per quanto in un modo disperato e folle, gli consente di negare la realtà. Un po’ comeNorman Bates in Psycho, ma adesso non vorrei sembrare presuntuoso paragonandomi a Hitchcock.
Chiara:La visione onirica e la dimensione del sogno sono una fuga dalla realtà, sicuramente. Il nostro killer non è in grado di affrontare il presente: il suo presente è una realtà che non c’è più, o meglio che esiste solo per lui, nella sua mente.

Un killer è, in realtà, un debole e un frustrato?
Fulvio:È sicuramente un debole (e lui ne è consapevole) e, più che frustrato, è disperato eschiacciato da un dolore enormeche non riesce ad affrontare se non scivolando nella follia, dove anche la debolezza più patologica può diventare forza.
Chiara:Il nostro killer è così. In effetti può suscitare una certa empatia. In qualche modo è vittima di un ingiustificato senso di colpa.

A tratti sembra anche romantico, nel senso più etimologico del termine. È forse un bambino o un adolescente che non è mai davvero cresciuto?

Fulvio:Certo. Il lato infantile e romantico del killer è venuto fuori quasi da solo, non l’avevamo pensato sin dall’inizio. Questo aspetto, addosso a un personaggio violento e a tratti cinico e spietato, forse ha reso il nostro killer ancora più inquietante. Non a caso, l’Altro che lo sostiene è un padre forte che rimedia alla sua cronica debolezza.
Chiara:Come un bambino, non è in grado di accettare quello che gli è accaduto. Forse perché non c’è una spiegazione accettabile: è accaduto, è stata la (mala)sorte. E come farebbe un bambino, un po’ si dispera e un po’ si ribella. Ma quando si ribella, nella sua follia agisce in modo molto razionale.

Gli sdoppiamenti di personalità, al di là della fantasia, sono oggigiorno tantissimi. Il Progresso, i Social e la Crisi, quanto hanno contribuito a tutto questo?

Fulvio:Penso tanto, soprattutto il fenomeno dei Social. Premetto che sono ben lungi dal demonizzarli, hanno i loro vantaggi. Però stare sui Social vuol dire avere un pubblico e quando noi siamo di fronte ad altre persone, proprio come degli attori, tendiamo a recitare una parte. I Social ci forniscono tanti palcoscenici con “pubblici diversi” ed ecco che gli sdoppiamenti o i diversi aspetti della personalità di ciascuno di noi certe volte si manifestano come personalità indipendenti l’una dall’altra.
Chiara:E aggiungerei anche che i Social, o meglio l’uso che ne facciamo, ci permettono di avere un pubblico, è vero, ma non di avere un contatto diretto con esso. Oggi mi pare che ci sentiamo tutti autorizzati a dire la nostra su qualsiasi argomento, anche senza averne le competenze, mentresiamo sempre meno capaci di ascoltare. Si perde la dimensione del dialogo, del confronto, di cui abbiamo comunque tutti bisogno in quanto “animali sociali”.


CONDIVIDI ;)