IL JUKEBOX – L’AMICO DEI MOMENTI SPECIALI, LA RIVOLUZIONE CHE PORTAVA VITA

IL JUKEBOX
L’AMICO DEI MOMENTI SPECIALI, LA RIVOLUZIONE CHE PORTAVA VITA 
La polvere può coprire ricordi che un tempo hanno significato tanto per un mondo che adesso è stato superato dal passare dei decenni e dalla diffusione sempre più capillare della tecnologia. Le luci sono spente, quel suono che intratteneva generazioni ha lasciato spazio al silenzio, tranne che per i pochi esemplari “salvati” dagli amatori. Ma torniamo indietro… a quando nei locali degli anni ’40 e ’50 i giovani non potevano farne a meno. Bastava inserire una monetina… ed ecco partiva la magia!
I bambini della mia generazione (sto parlando dei nati negli anni ’80) hanno fatto in tempo a vederne qualcuno in giro e a farsi dare un soldino dalla mamma per scegliere la canzone che volevano ascoltare. Era un suono un po’ imperfetto, caldo, stridente per via di quel disco che iniziava a prendere velocità e che poi correva come un matto, quasi volesse a tutti i costi dare il meglio di sé. Tutt’altra cosa rispetto alla tecnologia digitale di adesso sì, sicuramente. Mi ricordo poco, ero piccolina, ma ricordo la mia gioia, quelle luci che mettevano allegria e questa “macchina magica” che mi sembrava così grande! Dopo quella volta, al mare, sono passati anni prima che rivedessi un jukebox in giro, finchè ne ho trovato qualcuno in qualche locale, ma solo da esposizione, o nelle fiere Vintage… 
In fin dei conti, adesso bastano un pc o uno smartphone per avere a portata di mano qualunque canzone desideriamo, ma sono sicura che alcuni fra voi che ora state leggendo si possono identificare in quello che ho detto, e si ricordano il rumore di quella monetina che cadeva e che ha dato il via a momenti indimenticabili di festa e d’amore. Nei primi anni ’50, dopo la guerra, quel tintinnio ridava inizio alla speranza, alla gioia, ad una vita che voleva essere di nuovo senza pensieri. 
Rivoluzione nella vita delle persone e rivoluzione nel mercato discografico, che utilizzò i jukebox come il mezzo migliore per far conoscere ai giovani la nuova musica. Ed ecco che in un bar in un assolato pomeriggio d’estate rieccheggiavano le note dei singoli di Bing Crosby o di Chuck Berry, di Hank Williams o di Elvis Presley: sole, mare e rock n’ roll, tubi fluorescenti che erano ormai diventati il simbolo dell’ “American way of life”, Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola e Ami che si facevano la guerra per diventare la casa produttrice numero uno. Tra il 1930 e il 1960 esse invasero letteralmente il mercato americano con esemplari sempre più efficienti e sempre più belli, a partire dai primi apparecchi in legno che contenevano 12 dischi 78 giri fino ad arrivare all’M100B della Seeburg con i suoi 50 dischi 45 giri incisi su entrambi i lati. Tra i tantissimi modelli prodotti in questi decenni ve ne citiamo solo un altro, che non fu accantonato mai perchè sempre perfezionato e riadattato: il 1015 della Wurlitzer, protagonista di una campagna pubblicitaria senza paragoni. Dopo il 45 giri fu la volta dell’hi-fi e del disco microsolco, cioè il vinile, che migliorò notevolmente la qualità del suono. 
Anche il funzionamento è una parte interessante del jukebox: la Wurlitzer fece del cambiadischi in mostra la sua firma e per alcuni periodi anche le concorrenti la copiarono; per il resto ogni casa inventò un modo diverso con cui il disco veniva selezionato e portato fino al piatto e alla puntina, ma quello che si rivelò il migliore di tutti fu l’invenzione della Ami, il cui meccanismo era così perfetto che non fu più abbandonato fino alla seconda metà degli anni ’50, quello a rastrelliera, da cui i dischi venivano estratti per mezzo di un braccio meccanico che li portava sul piatto. 
Cosa è rimasto di tutto questo oggi fra informatica sempre più avanzata e distribuzione digitale della musica? Credo un brivido leggero lungo la schiena… di quelli che fanno comparire un sorriso sul volto, che scaldano il cuore, e che ricordano un ballo importante, o i grandi miti del passato. Un mondo che non c’è più di cui il jukebox è il portabandiera colorato e orgoglioso, lui che ne ha viste tante e ne potrebbe raccontare all’infinito: chi eravamo, cosa sognavamo, come ballavamo, come ci innamoravamo… come piangevamo e ridevamo. Solo gli amici sanno tutte queste cose di noi… quindi quello che mi sento di dire è: “Caro amico, non ti dimenticheremo, e nonostante gli anni sei rimasto bellissimo”. 

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