I COSTUMI E I GIOIELLI DELLA SARDEGNA FRA STORIA E SIMBOLOGIE MAGICHE: UN RICCO PATRIMONIO CULTURALE CHE RIVIVE NEGLI EVENTI

I COSTUMI E I GIOIELLI DELLA SARDEGNA FRA STORIA E SIMBOLOGIE MAGICHE: UN RICCO PATRIMONIO CULTURALE CHE RIVIVE NEGLI EVENTI 

Un suono simile a quello di una cornamusa lontana si irradia nel silenzio del mattino, come se provenisse da un luogo distante sia nello spazio che nel tempo. In Sardegna questi due concetti trovano poco senso perché, in questo piccolo mondo circondato dal mare, nell’anima della terra e degli abitanti è incisa l’essenza di un passato sempre pronto a riaffiorare. Qui negli eventi, negli antichi costumi e nelle leggende tramandate di generazione in generazione, possiamo scoprire una cultura antica che vive ancora oggi, ricca di magia, di credenze e di una sacralità che mischia molto spesso riti cristiani e pagani. 

I costumi tradizionali tra vita agropastorale e popoli del mare 

Non sono solo abiti, è il passato reso eterno su tessuti e gioielli… è la storia di ogni singolo paese della Sardegna che nel tempo ha disegnato i colori della sua identità, dove si scorgono le contaminazioni del medioevo e dell’epoca spagnola, soprattutto per quanto riguarda i centri vicini al mare. Nessun’altra regione d’Italia vanta una varietà così grande di costumi tradizionali, oltre 400 modelli, testimonianza affascinante dell’anima di un’isola che non riesce ad esistere nel presente senza il legame con il suo passato. Pensate che in alcuni borghi dell’interno come Orgosolo e Busachi ancora c’è chi li usa durante la messa domenicale o la festa del paese, ma anche dove questa pratica è andata perduta gli abitanti non vedono l’ora di indossare i colori della loro storia durante le manifestazioni folkloristiche.

Esistono costumi per gli uomini e per le donne, da festa e per tutti i giorni, per le nubili, per le donne sposate e per le vedove, quelli dei ricchi e quelli dei poveri, per i pastori e per i pescatori, abiti che, come libri di stoffa, raccontano segmenti di vita agropastorale, credenze e contaminazioni, momenti di gioia e lutti, provenienza e stato sociale. Tutti quanti, però, hanno delle caratteristiche in comune e il segreto della loro manifattura è custodito gelosamente dalle donne che tessono instancabili i ricami in seta e in broccato sardo.

Costume maschile e costume femminile 

Gli abiti femminili sono più sontuosi, colorati e vari di quelli maschili. Ecco le caratteristiche principali: una cuffia (che può essere uno scialle, un velo o una cappa); una camicia rigorosamente bianca in lino o in cotone, decorata con pizzi, ricami e bottoni in argento o in oro; un corsetto che può essere di diversi tagli. La veste può avere le maniche aperte per permettere agli sbuffi della camicia di fuoriuscire; il corpetto è di diverse stoffe e colori, pieghettato e finemente cucito; la gonna è lunga e decorata sull’orlo con nastri colorati. È previsto anche un grembiule. Gli abiti poi vengono impreziositi con gioielli d’oro, d’argento, con corallo e perle. Nei dettagli sono scritte tante cose: ad esempio, da come è posizionato il copricapo si può capire la provenienza della donna.

Il costume maschile è composto da un berretto (la tradizionale “berritta”) che può essere nero o rosso, in orbace o in panno, indossato in diversi modi. Poi c’è una camicia bianca ampia, in cotone o in lino, un gilet, una giacca con o senza maniche arricchita da ricami, un gonnellino nero indossato sopra a larghi pantaloni bianchi, e un mantello. A questi elementi caratteristici se ne possono affiancare altri come la “mastrucca”, un grosso cappotto di pelle di pecora e lana di origini antiche, citato negli scritti di Cicerone. 

La filigrana e le fate: la leggenda della fede sarda 

Erano custoditi gelosamente dalle donne e tramandati di generazione in generazione questi gioielli a metà tra un ornamento e un amuleto, realizzati con raffinate tecniche e nati dall’abilità di esperti artigiani. Sui costumi sardi troviamo bottoni, collane, gemelli, catene e gancere utilizzate per chiudere le gonne, orecchini, anelli, spille e amuleti. Anche qui si possono notare influenze dei popoli del mediterraneo e nell’antichità il significato di questi monili andava ben oltre quello estetico perché erano considerati come oggetti sacri con un significato profondo. 

Ed ecco che il mondo magico sardo riaffiora, come se fosse celato da un leggerissimo velo di seta, quel tanto che basta per nascondersi agli occhi più indiscreti. I sardi lo sanno che sono state le fate nelle loro case incantate (Domus de Janas) a tessere fili d’oro e d’argento per creare gioielli in filigrana dove incastonavano coralli, ossidiana e altre pietre preziose. Tra tutti i monili delle fate, il più celebre è la fede sarda, capace di intrecciare le vite di due amanti: secondo la leggenda, gli uomini si rivolgevano alle Janas per avere un anello che facesse innamorare la donna amata o che fosse di buon auspicio per i futuri sposi. Un’altra leggenda vuole che le fedi fossero indossate dalle fate prima dell’incontro con la divinità. 

La fede sarda in filigrana ha origini antiche e i primi cenni conosciuti sembrano risalire al 1800 a.C. in epoca nuragica. Secondo l’antica usanza, questo anello passava di madre in figlia per celebrare eventi importanti come matrimoni e nascite e andava portato esclusivamente sull’anulare sinistro, dove scorre la vena amoris.

La forma tradizionale della fede è quella con piccole sfere che simboleggiano i chicchi di grano, segno di prosperità e del legame dei due innamorati con la loro terra, ma c’è anche un altro anello di fidanzamento, il maninfide, risalente al periodo romano, che raffigura due mani che si stringono.  

Gli altri gioielli e gli amuleti del costume sardo

L’elemento più diffuso nei diversi costumi dell’isola è il bottone, gioiello di probabile derivazione punica che si usa sia nell’abito femminile che in quello maschile solitamente in coppia per ornare il corsetto, il collo e i polsi della camicia. E poi ci sono amuleti e talismani, come i gioielli in ossidiana, pietra nera, sferica e lucida capace di proteggere il neonato dalle insidie del malocchio, che veniva inserita in un supporto d’argento abbellito da una lavorazione a forma di fiocco o di fiori. Questo, insieme all’opercolo della conchiglia (detto Occhio di Santa Lucia)è solo uno degli oggetti che si sono aggiunti negli anni agli ornamenti del costume tradizionale, oltre ad ampolle e altri contenitori di liquidi rivestiti d’argento. Un tempo considerati amuleti che donavano salute e proteggevano contro la jettatura e il malocchio, oggi sono creati come gioielli e utilizzati per la loro bellezza estetica. 

L’isola della magia 

Ecco perché veder sfilare i costumi sardi nelle numerose manifestazioni folkloristiche che l’isola offre non vuol dire semplicemente ammirare colori e mode di un tempo. Vuol dire avvicinarsi ad un mondo antico che non è mai rimasto relegato nel passato, ma che fa capolino in alcune preghiere biascicate dagli anziani e nei rituali che ancora si praticano soprattutto in certe zone dell’isola. Sono solo superstizioni? Chi lo sa. Ciò che è certo è che andando a documentarvi scoprirete un patrimonio culturale straordinario e vi renderete conto di una cosa: la Sardegna è ancora l’isola delle fate e dei giganti, e la sua identità è intrecciata a doppio filo con la sua magia.

Articolo scritto in collaborazione con Visit Italy

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