
Una giornata di metal al Ferrara Summer Festival 2026.
Per una intera giornata Ferrara è stata il riferimento della stagione metal italiana. La città estense è diventata il punto d’incontro di oltre 18.000 fan provenienti da tutta Italia che si sono riversati in Piazza Ariostea per assistere ad uno dei festival più attesi dell’anno.
Occasione ghiottissima questa per vedere in un colpo solo i concerti di alcune tra le band più influenti del panorama metal internazionale. Il cartellone, infatti prevedeva le esibizioni di Megadeth come headliner oltre che Anthrax, Black Label Society, Cavalera Conspiracy, Gaerea e degli italianissimi Game Over.
L’inizio del festival
Alle ore 15 in punto, sotto un sole cocente, i padroni di casaGame Oversono entrati in scena accolti calorosamente, in tutti i sensi, dai presenti che a dire il vero non erano ancora moltissimi a quell’ora. Un peccato perché la band ferrarese, decisa a fare bella figura, ha ricambiato il pubblico regalando loro un’esibizione intensa con brani tratti anche del loro ultimo album “Face the End” che hanno confermato la solidità del loro thrash metal.
A seguire è toccato aiGaereapresentarsi sul palco nel loro classico look con i volti celati cosa che, data la temperatura asfissiante, non ho invidiato loro per nulla. Il particolare black metal proposto dalla band portoghese mescola sonorità particolari, contaminazioni e atmosfere. Le loro trame sonore sono però state a mio parere limitate e penalizzate da suoni tutt’altro che buono. Non è questa però una pecca da imputare alla band in quanto più o meno tutte le esibizioni della giornata sono state inficiate da volumi e qualità dei suoni assai variabili. Il pubblico comunque è rimasto conquistato dalla prestazione della band, personalmente mi ha impressionato in particolare il frontman, Alpha.
Le prime teste di serie
Alle 17, quando è arrivata l’ora dei fratelliMax e Igor Cavalerasalire sul palco, le lancette del tempo mi hanno catapultato nel 1993. I Cavalera Conspiracy con questo tour stanno infatti celebrando lo storico album dei Sepultura, Chaos A.D. che è stato qui riproposto quasi interamente. Il disco è uno dei simboli dell’epoca ed ancora molto attuale per i suoi contenuti di protesta e condanna contro politica corrotta, le guerre e le ingiustizie sociali. All’attacco di Refuse/Resist è difatti esploso un boato. Tutta l’energia della band si è riversata sul pubblico che ha risposto generando continui mulinelli di pogo per tutta la durata del set. I pezzi storici si sono susseguiti accompagnati dalle immagini proiettate alle spalle della band e i ricordi del passato sono riaffiorati in un mare di emozione. Un concerto davvero indimenticabile e una band assolutamente impressionante.
Alle 18.30 faceva ancora molto caldo quando sulle note di “Funeral Bell” iBlack Label Societysono saliti sul palco. Tutti gli occhi puntavano quasi esclusivamente sul chitarrista divenuto leggenda, Zakk Wylde. D’altra parte, non poteva che essere altrimenti al cospetto di colui che con il suo stile ha contribuito a caratterizzare i suoni di gran parte della discografia solista di Ozzy Osbourne. Già così, con il suo kilt e piazzato sopra la pedana rialzata bastava per attirare l’attenzione ma il chitarrista ha voluto distinguersi anche per la serie di cambi chitarra, avvenuti praticamente ad ogni brano. I brani sono stati eseguiti in modo muscolare, con enfasi ovviamente sulle chitarre. Il pubblico ha gradito, e molto, anche se con meno partecipazione rispetto al precedente show dei Cavalera. Probabilmente si è reso necessario tirare un po’ il fiato e ricaricare le batterie. Lo spettacolo è rimasto comunque sempre su altissimi livelli ed ha spaziato tra la discografia della band, comprendendo tutti i classici oltre alla cover di “No More Tears”. La chiusura è stata affidata a “Stillborn”, accompagnata dalle immagini sullo sfondo dell’indimenticabile Ozzy.
Il passaggio verso l’headliner
Quando verso le ore 20 gliAnthraxsono entrati in scena, per me è stato come respirare una boccata d’aria fresca. Sono forse la band che tra tour solisti, come spalla o all’interno di festival ho visto più volte in quarant’anni e da quella prima volta nel 1987 non mi hanno mai deluso. E oggi gli Anthrax sono più in forma che mai e come sanno coinvolgere il pubblico loro ce ne sono davvero pochi. Tutto questo grazie a quel magico mix che fonde una innata capacità di stare sul palco a canzoni fatte per saltare e per cantare. Pronti via: “Among the Living”, “Got the Time”, “Madhouse”, “Caught in a Mosh”, “Metal Thrashing Mad”. Piazza Ariostea si è trasformata in un secondo in una madhouse di caos felice, alimentata da quell’attitudine positiva e fun che da sempre caratterizza i ragazzi di New York e che ha permesso loro di scrivere anthem immortali. Pogo, cori, mani al cielo, crowdsurfing, è successo di tutto. “Indians”, una wardance da girone infernale e un Belladonna che canticchia Long Live Rock’n’Roll di Ronnie James Dio hanno chiuso le danze. Anthrax vincitori assoluti per K.O. tecnico.
In attesa dei Megadeth
Con l’arrivo della sera e con le temperature finalmente scese a regalare a tutti un po’ di sollievo, l’atmosfera su una Piazza Ariostea ora completamente gremita rimaneva carica con tutti in attesa dei Megadeth. E alle 21.30Dave Mustainesaliva sul palco e dava inizio al concerto con
. Non mi soffermerò a parlare dei limiti vocali di Mustaine, evidenti fin dall’inizio, in quanto la cosa è nota. Dirò solo che al deus ex machina dei Megadeth vanno riconosciute delle attenuanti: va perdonato perché non è un cantante, va capito perché ha passato una vita traumatizzato per l’estromissione dai Metallica (vedi “Ride The Lightning” in setlist), va ringraziato per aver scritto pezzi bellissimi e immortali. La band da parte sua è, come sempre, musicalmente di un altro pianeta ed interpreta lo show come vuole lo stile e l’attitudine propria dei Megadeth. Mosse misurate, incroci e assoli di chitarra killer, sezione ritmica spaventosa. I suoni che arrivano dal mixer purtroppo continuano a deludere e questo fa un po’ arrabbiare. Il pubblico è comunque estasiato da una scaletta piena zeppa di classici, inutili da elencare. Tecnicamente i Megadeth hanno sempre avuto un tiro pazzesco e sono sempre stati “oltre” la maggior parte delle band, grazie anche a contributi di elementi sempre di primissimo livello che anche in questa serata ci hanno permesso di godere di assoli perfetti (“Tornado of Sl”), di riff pazzeschi e di melodie uniche. Ad Holy Wars è toccata la chiusura di una giornata epica.
Non so se questa sia davvero stata l’ultima esibizione dei Megadeth
in Italia, ma so che vedere Dave Mustaine lasciare il palco
sulle note di “My Way” mi ha fatto venire una gran malinconia.
Foto-Recensione ANDREA COMPAGNIN, courtesy by A.N.L.(archivio nazionale letterario) BestMagazine 2026, si ringrazia per l’invito MC2LIVE

