L’IRPINIA: IL CUORE DELLA CAMPANIA E IL SUO CAPOLUOGO AVELLINO
A circa mezz’ora di strada da tutte leprovince della Campania (Benevento, Caserta, Napoli e Salerno)e a meno di 30 minuti di distanzadall’aeroporto di Napoli Capodichino, si trovauna provincia fra le più belle d’Italia.

L’Irpinia, insieme al suo capoluogo Avellino, è affascinante e variegata, con una grandissima biodiversità e un patrimonio dall’altissimo valore storico, culturale e archeologico.È la terra dei borghi, dei castelli, delle Mefite, delle grotte, dei paesaggi mozzafiato,dei parchi naturali,delle tradizioni antiche, del vino e del buon cibo.

L’Irpinia tra sinuosità del paesaggio, miti e leggende
La“verde Irpinia”appare così, come un altipiano irregolare dove lo sguardo che accarezza il profilo delle forme si trova di fronte ad un continuo saliscendi tra valli e rilievi, in mezzo a cui serpeggiano fiumi e torrenti. Avellino sorge nella parte piana della “conca avellinese”, a 350 metri sul livello del mare, con un panorama di catene montuose tutto intorno. E, come in ogni Bellezza vera, oltre a quella che si regala generosa agli occhi ce n’è un’altra, che resta nascosta e che si svela solo a chi ha voglia di andare a cercare ciò che non si vede, ascoltando i sussurri del vento e i racconti della gente.

Lacultura popolareè un patrimonio antico e preziosissimo che, tramandato di generazione in generazione, può farci vedere la storia con gli occhi di chi l’ha vissuta sulla sua pelle e interpretata con la mente dell’epoca. Nelle leggende si respirano la paura, il coraggio, la fede: tutta un’altra cosa rispetto a un libro che riporta solo numeri e avvenimenti certi, perché lì non si legge il cuore. L’Irpinia è sempre stata una terra di miti e leggendeche parlano di streghe, spiriti maligni, lupi mannari e… draghi.
La leggenda del drago di Montefusco
Nelle culture occidentali il drago simboleggia quel lato oscuro presente in ogni uomo che quasi sempre è ignorato o rinnegato ma, di tanto in tanto, qualche eroe decide di affrontarlo, e questo lo cambierà per sempre. Nelle terre al confine tra Montefusco e Benevento è ambientata la vicenda deldrago di Montefusco, che nei primi decenni del XV secolo terrorizzava abitanti e gente di passaggio. L’orribile bestia un giorno uccise il cugino del signore del luogo che, in sella al suo destriero, decise di affrontarlo ed ebbe la meglio sulla bestia, morendo però poco dopo in seguito alle ferite.Antonello Castiglioneè passato alla storia come un eroe e le sue spoglie riposano nella chiesa di San Francesco. Invenzione? Realtà? Esistono documenti dell’epoca che attestano come il coraggioso cavaliere davvero abbia avuto un terribile scontro con una belva. Ciò che la fantasia popolare vedeva come un drago era probabilmente uno dei grandi lupi, orsi o cinghiali che al tempo infestavano i boschi dell’Irpinia.

I Castelli Irpini
Draghi, cavalieri e castelli sono sempre stati un connubio vincente. Dopo aver parlato del drago di Montefusco e del giovane cavaliere Antonello Castiglione è giunto il momento deiCastelli Irpini,una delle attrazioni imperdibili della zona.
In Irpinia ci sono ben 78 castellie quasi tutti i comuni ne possiedono uno, fortificazioni medioevali che portano ancora i segni delle battaglie, dei saccheggi e delle estenuanti difese che hanno visto nei loro primi secoli di vita, prima di diventare custodi dei fasti delle famiglie nobili che li hanno scelti come dimore. Allora il fragore assordante dei cannoni è stato sostituito dal suono lieve della musica delle feste mondane, i discorsi sulle strategie di guerra dalla creatività dei poeti e artisti chiamati a corte.
Ognuno di questi manieri ha una propria storia da raccontare e la possiamo sentire scorrendo con le dita sulla superficie ruvida delle mura, chiudendo gli occhi mentre il silenzio invade le stanze e il vento che si insinua nelle finestre fa nascere un brivido lungo la schiena. Il sapore ferroso del sangue delle battaglie, l’odore della polvere da sparo… Chissà qual era la prima immagine che balzava agli occhi delle sentinelle all’inizio di un attacco nemico, fra le prime luci dell’alba e la nebbia della notte che ancora doveva dissolversi. Tutto sembra così reale da farci fare un salto indietro nel tempo.
Fra i manieri dell’Alta Irpiniaricordiamo ilCastello di Bisacciache ancora oggi custodisce il mistero della sua principessa e che ha visto soggiornare fra le sue mura molti personaggi illustri fra cui Federico II di Svevia e Torquato Tasso, l’inaccessibileRocca di San Felice, ilCastello Longobardo a Gesualdo, il Castello di Morradimora di cardinali e poeti, ilCastello della Leonessaa Montemiletto, ilCastello del Principe Lancellotti di Lauroche è uno dei più belli e meglio conservati, il gentilizioCastello Candrianodi Torella dei Lombardi, l’imponenteCastello degli Imperiali di Sant’Angelo dei Lombardie ilCastello di Monteverdeche sovrasta il paese circostante.
Dai castelli ai borghi medioevali più belli dell’Irpinia
L’avellinese è pieno dipiccoli borghi medioevali arroccatisulle alture, dove sembra che il tempo si sia fermato. Qui ogni edificio antico e ogni vicolo sono “marchiati” dagli eventi e riportano segni sopravvissuti allo scorrere dei secoli.
Oltre aMonteverde, che è incluso nella lista deiBorghi Più Belli d’Italia, c’èAriano Irpinocon il suo Castello Normanno e la Cattedrale romanica dell’XI secolo; poco più in làMirabella Eclanocon gli scavi dell’antica città sannitaAeclanum; aSant’Angelo dei Lombardioltre al castello si può ammirare l’Abbazia del Goleto con un giardino che custodisce varie testimonianze archeologiche;Gesualdoha un affascinante centro storico pieno di vicoli;Montellaè immersa in un paesaggio bellissimo e, in cima ad un monte completamente deserto che domina la vallata, sorge il Santuario del S. Salvatore;Rocca San Feliceha conservato la sua struttura medievale intatta, con le stradine, i vicoletti e le case che seguono la forma della roccia.
Questi sono solo alcuni spunti per uno di quei viaggi che hanno il sapore di libertà e di scoperta e che conoscono solo un modo per essere vissuti: con la voglia di Bellezza negli occhi, le ruote dell’auto che corrono veloci sulla strada, il finestrino abbassato e un braccio fuori per cercare le carezze dell’aria.
Le Mefite di Rocca San Felice: la porta degli Inferi
Mefite è una divinità italica legata alle acque, che veniva invocata per la fertilità dei campi e per la fecondità femminile. Nella Valle d’Ansanto, nei pressi diRocca San Felice, si trova un piccolo lago di origine solfurea che appare agli occhi di chi lo guarda come un’arida distesa dall’odore forte e dal ribollire vivace delle acque, causato da esalazioni gassose di anidride carbonica e acido solforico. Tutto intorno la vegetazione muore, è assente, e qua e là si vedono chiazze gialle di zolfo. Avvicinarsi alle pozze è molto pericoloso perché respirando quest’aria si può perdere coscienza e in alcune condizioni climatiche le esalazioni sono letali.
Può non essere ricco di misteri e leggende un luogo dove sono stati ritrovati cadaveri di persone e di animali e dove qualsiasi cosa si lanci nel lago viene restituita completamente disidratata? Sia Virgilio che Dante Alighieri lo descrivono come uno degli accessi agli Inferi…

Tra storia e mito: le origini della città di Avellino
Gli Irpini, l’antico popolo di stirpe sannitica che abitava queste terre, adoravanoil lupoe nella loro lingua lo chiamavanohirpus. Questo animale, seppur in un numero limitato di esemplari, vive ancora oggi tra i boschi e le montagne, è il simbolo di questa terra ed è anche ilprotagonista della fondazione di Avellino.
Siamo nell’VIII secolo a.C.; in quel tempo le popolazioni migravano alla ricerca di cibo e avevano l’usanza di stabilirsi nei nuovi territori scoperti. Il gruppo percorreva le tracce di un animale sacro e si riteneva che, dove si fermava oppure dove veniva cacciato, fosse il luogo prescelto per il nuovo insediamento. Fu così che un gruppo di sanniti, seguendo le orme di un lupo, si insediò nel territorio dove oggi sorge la città di Avellino.
L’anticaAbellinumdegli Irpini, in realtà, sorgeva presso l’attuale Atripalda, ad appena 4 km dal centro di Avellino, ma è attorno all’82 a.C., quando le truppe romane di Silla sconfissero i Sanniti e gli Irpini, che fu avviata la costruzione di una vera e propria città.

Cosa vedere ad Avellino
Il piccolore Carlo II di Spagnaosserva la città dall’alto di un obelisco inPiazza Amendolae ha sempre continuato a farlo, anche durante i terremoti e i bombardamenti del secolo scorso. Egli salì al trono all’età di quattro anni e la statua di bronzo lo raffigura quando ne aveva sette. Carluccio,CarluciellooReuccio– così lo hanno affettuosamente soprannominato qui – è la mascotte di Avellino e il suo popolo gli vuole così bene che, quando la squadra di calcio locale vince, lo veste con la sciarpa o la bandiera della squadra.
Sempre daPiazza Amendolasi scorge laTorre dell’Orologioin stile barocco. Ha una bellezza che porta segni del tempo vissuto, dei tanti rintocchi battuti dalla metà del 1600 ad oggi anche mentre intorno c’erano i bombardamenti e mentre la terra tremava. È stata restaurata più volte, è crollata quasi interamente ed è stata ricostruita e, nonostante tutto, continua a campeggiare sul panorama circostante come segno tangibile della storia della città.
IlDuomo, nel centro storico, è conosciuto come la cattedrale dedicata alla Madonna Assunta in Cielo e ai Santi Modestino, Fiorentino e Flaviano. La sua costruzione risale al 1132 e fino alla fine del 1600 era in stile romanico, nel secolo dopo furono realizzati i soffitti a cassettone della navata centrale e nella seconda metà del 1800 fu iniziato un grande lavoro di restauro che le diede l’aspetto attuale, barocco e superbo.
Il suo nucleo più antico è la Cripta dell’Addolorata o piccola chiesa di Santa Maria dei Sette Doloridel VI secolo, un piccolo gioiello.
Ci sono molte altre cose da vedere ad Avellino, come l’exCarcere Borbonicoe ilMuseo Nazionale Irpino, ma una in particolare colpisce per il significato profondo di libertà e coraggio che rappresenta: ilMemoriale della Rivoluzione Napoletana. Di per sé non è altro che un bassorilievo su un edificio di Corso Vittorio Emanuele e raffigura una donna con un vestito svolazzante che regge l’asta di una bandiera; dietro di lei, un esercito variegato di cavalieri e gente comune. Questa raffigurazione ricorda la pagina più luminosa della storia avellinese: le “Cinque Giornate di Avellino” della rivoluzione Napoletana del luglio 1820 che, coinvolgendo tutte le classi sociali, infiammò l’Irpinia e il Napoletano e aprì la strada all’unificazione italiana.
Le eccellenze dell’enogastronomia avellinese e irpina
Dopo aver saziato la fame di conoscenza e di bellezza passiamo a quella dello stomaco. Tra le prelibatezze tipiche della città di Avellino ci sono lasoppressata, ilcapocollo, ilfiocco di prosciuttoe una grande varietà diprodotti caseariche si sposano benissimo con il tipicopane irpino. E poi ancora lanocciola, autentica eccellenza irpina, l’olio extravergine di olivae famosissimi vini come ilTaurasi, ilFiano di Avellinoe ilGreco di Tufo, protetti dal marchioDOCG.
Tra i piatti tipici della tradizione avellinese ci sono il brasato avellinese(un arrosto di vitello cotto per ore a fuoco lento, marinato con pepe nero, rosso e verde), le lasagne imbottite(preparate con sugo di carne, uova sode, salsiccia, mozzarella, ricotta e formaggiograttugiato), i fusilli avellinesi(fatti in casa e conditi con salsa di pomodoro, polpette fritte, basilico e pecorino), e poi ancora la pizza locale e i panzarotti, icicci di Santa Lucia(una zuppa fatta con ceci, lenticchie e verdure) e, come dessert, lo spantorrone(ovvero un torrone realizzato con miele, mandorle, nocciole e fette di pan di spagna imbevute di Rum e Strega).
Hanno stuzzicato il vostro appetito?
Articolo scritto in collaborazione conVisitItaly.
Visit Italy è la guida online dell’Italia e la più grande community dedicata all’Italia nel mondo. Sempre più persone fanno riferimento ai nostri canali per organizzare il proprio soggiorno, scegliere i luoghi da visitare e scoprire i prodotti che rappresentano il made in Italy.
Visit Italy propone una selezione di tour originali, autentici per scoprire le bellezze italiane non solo le più importanti ma anche le più nascoste.
Visit Italy offre approfondimenti sui siti Unesco Italiani, descrive itinerari consigliati, destinazioni non sempre note e propone un catalogo digitale di aziende – diviso per regioni – che rappresentano le eccellenze del territorio italiano.
